Francesca Ajmar & Roberto Bernardini - Gato de Suburbio
Koinè by Dodicilune - 2010

 

Francesca Ajmar: voce
Roberto Bernardini: chitarra
Gabriele Mirabassi: clarinetto
Marco Bianchi: vibrafono
Tito Mangialajo Rantzer: contrabbasso
Gilson Silveira, percussioni
Roberto Giannella: batteria

Musiche di Guinga, Moacyr Luz, João Bosco. 
Testi di Aldir Blanc

 

Francesca Ajmar (v) Roberto Bernardini (g) Gilson Silveira (perc) Tito Mangialajo Rantzer (db)

Presentazione di Umberto Petrin
"Questo album è il secondo che Francesca Ajmar dedica alla musica brasiliana, ma rispetto al primo si assiste ad una completa immersione in quel mondo, come se la protagonista fosse improvvisamente salita su un aereo diretto in Brasile, ma con un biglietto di sola andata. Ed è questa una tentazione che quasi tutti abbiamo avuto almeno una volta nella vita, chi per curiosità, chi per innamoramento.
Francesca concentra il suo programma intorno alla produzione di Aldir Blanc, giornalista, scrittore, poeta-paroliere, secondo una consuetudine che (pensiamo al “maestro” Vinicius De Moraes ) porta spesso i poeti brasiliani a concepire versi che siano anche canto, quindi canzone. E per essere canzone necessitano di melodie adeguate, quindi di musicisti-poeti, che sappiano sentire” la parola e rafforzarla con una costruzione sonora assolutamente complementare, così come ai testi di Vinicius corrispondevano le melodie di Jobim o di Chico Buarque. Nel nostro caso, ad Aldir Blanc sono affiancati nomi di musicisti importanti (anche se forse meno popolari in Italia) come Guinga, João Bosco, Moacyr Luz. I brani scelti sono tutti di grande seduzione e l’idea di alternare formazioni differenti offre una maggiore varietà di colori ed emozioni, in virtù di una scrupolosa caratterizzazione dei temi. Tutto è ponderato e procede verso il sentire più profondo. La vocalità diventa essenziale, calibrata e consapevole dei contenuti, la pronuncia curata nonostante la difficoltà imposta dalla complessità di alcuni testi. La sezione ritmica è sempre efficace e mai eccessiva, il basso profondo e quasi tribale, sempre misurate batteria e percussioni (l’unico brasiliano vero del gruppo è proprio Gilson Silveira, riconosciuto Maestro e divulgatore in Italia della cultura del Samba), elegante l’intervento del vibrafono. Una parte importante è affidata ovviamente alla chitarra (del resto i tre autori affrontati sono tutti eccellenti chitarristi…), che aldilà della indiscutibile perizia tecnica e ritmica, riesce a tratteggiare con bilanciatissimi accenni di flamenco un brano (Corsário) il cui testo parla infatti della Spagna. Tutto quindi va in un’unica direzione, presenta un suono compatto su quale vola la poesia, sia della voce di Francesca che del clarinetto di Mirabassi, artefice di splendidi interventi (altro musicista che da molto tempo ormai ha approfondito, con le capacità che già ci erano note, il linguaggio dello choro e chorinho, fin da quando anni or sono dedicò un lavoro al grande Pixinguinha). Pertanto di fronte al fascino che questo album riesce a sprigionare non occorre che lasciarsi condurre attraverso l’ascolto, porsi di fronte alla bellezza così come suggeriva Monet quando, riferendosi alla sua Arte, diceva che non occorreva comprenderla, ma semplicemente amarla. Detto questo, non mi stupirei se qualche ascoltatore fosse alla fine tentato di salire sullo stesso aereo che ha preso Francesca Ajmar. "

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